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Colletta di Castelbianco…

…è tutta questione di identita’ e armoniosa coerenza architettonica.

Testo e Fotografie di Ilaria Mazzoleni – Agosto 2011

 

C’e’ un luogo magico che ho scoperto di recente grazie al felice suggerimento di una collega che, solerte alla scoperta di luoghi particolari e privilegiati, me lo nominò tempo fa. Così, indugiante, quest’estate, ho diretto il mio “out in another city” in “out in another region”, andando a ritrovare la Liguria, luogo prediletto delle estati della mia infanzia.

Colletta di Castelbianco e’ un ameno borgo, che niente credo abbia da invidiare, per esempio, a Vals, in Svizzera, certo molto conosciuta….il perché andrebbe chiesto a noi italiani, troppo spesso poco attenti a ciò che abbiamo, ai valori che possediamo, spesso poco fieri dei nostri centri rurali, sicuramente meno promotori di passioni degli svizzeri, che trovano nel loro “manufactured landscape” motivo di orgoglio e distinzione nazionali.

Tutto ciò proprio in questi giorni di animato dibattito in vista della manovra economica proposta dal governo che richiede l’accorpamento di comuni italiani (non voglio qui addentrarmi sui contenuti ancora oscuri di un decreto che tocca molti altri elementi di fondamentale importanza ma lasciati offuscati, e che invece sembra molto determinato su questo punto). La visita a Colletta mi ha ricordato quanto importante siano questi luoghi per la nostra coscienza di cittadini e di architetti! L’Italia, come il mondo intero, e’ fatta di tanti luoghi speciali, unici, seppur piccoli. E proprio nella loro dimensione ridotta sta’ la loro unicità ( e la loro unicità non dipende dal fatto di riconoscersi in un comune o una frazione di esso). La questione saliente, a ben vedere e’ un’altra: e’ avere la capacità, ed il supporto, non solo per conservarli ma per farli rivivere. In questo sta’ la grandissima forza del progetto dell’architetto Giancarlo De Carlo: un progetto nel quale la parola ‘conservazione’ non e’ stata accademicamente applicata, ma fortemente sentita, interpretata ed usata in maniera propositiva. Il vecchio borgo medievale, distrutto da un terremoto negli anni ‘20, e’ stato ricostruito per volontà di un gruppo di investitori negli anni’ 80. In quella occasione Giancarlo De Carlo non si e’ chiesto: “cosa conservo”, come mostro l’ “originale” e come indico ciò che “ aggiungo”. Con il suo intervento ci mostra e ci insegna come la coerenza progettuale non necessita di una linea di demarcazione tra vecchio e nuovo, non ha bisogno di finti stilismi e richiami storici. De Carlo usa sapientemente tutti gli elementi del fare architettura e gioca con essi: materiali, colori, dimensioni, spazi privati e pubblici e li alterna, interseca e collega, creando spazi per grandi e piccoli in piena armonia con l’ambiente collinare di questa bella valle ligure.

Un luogo davvero magico, che ci insegna che non c’e’ vecchio o nuovo, che non ci sono solo forme e materiali usati in maniera tradizionale o che non possono essere reinterpretati, ma che si può, anzi che e’ responsabilità precisa dell’architetto, inventarsi un vocabolario con il quale giocare, inventare ed elaborare le regole dell’architettura, non per stupire con effetti speciali, ma per strabiliare con il “già visto”, riscoprire con il “già percepito”, divertire con l’effetto del distorto, provocato, reinventato, ricucito.

Colletta ci porta anche a riflettere su un’altra fondamentale questione: la ruralità come qualificante soluzione alternativa al fenomeno incalzante dell’urbanizzazione che in questo XXI secolo conferma la tendenza alla concentrazione della popolazione mondiale nei centri urbani (favelas, slum e periferie). Il problema che Colletta forse presenta e’ che non può essere considerata un modello inappellabile poiché il suo limite sta’ proprio nella sua vocazione unicamente turistico-alberghiera. Il monito e’ di non “museizzare” e “commercializzare” tutto, ma cercare di ridare un’anima vera, produttiva e armoniosa, che possa fornire un modello propositivo di vita contemporanea anche nei luoghi rurali. Ancora alla ricerca di un esempio di rivitalizzazione coerente e di successo, penso a Bussana Vecchia, altro borgo nell’entroterra Sanremese, che suggerisce, anche se in modo forse troppo alternativo, un valida e ben riuscita alternativa.


A tutti il consiglio dunque di visitare anche solo per un breve weekend, questo luogo dove all’atmosfera di borgo medievale si giustappongono i comfort tecnologicamente avanzati messi a disposizione del visitatore dal team di progetto a fine XX secolo.

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